La versione del brigante

La storia dell’Unità d’Italia è stata scritta dai vincitori, come sempre accade alla fine di una guerra. Perché la costruzione dell’Unità d’Italia è stata una vera e propria guerra tra Nord e Sud. Nelle battaglie son periti numerosi briganti. Delinquenti, certo, ma anche, talora, uomini datisi alla macchia per fuggire la fame e, appunto, la guerra. È del professore Enzo Poci, storico e pensatore di Mesagne, l’idea di una canzone che raccontasse un caso esemplare del fenomeno del Brigantaggio. “La versione del brigante” canta la storia di Vincenzo Mazzeo Raffaele di Prezzo, brigante per necessità, mesagnese, processato e condannato al fine pena mai in un carcere di Genova. Questa, dei fatti, è la sua versione.

Della Versione del Brigante esistono due versioni. l’originale (questa sopra) realizzata da Enrico Cervellera con l’apporto delle percussioni di Angelo Schettino, e una seconda, dove la chitarra solista è suonata dal grande chitarrista salentino Marcello Zappatore.

Testo

La versione del brigante

Mi chiamo Mazzeo Di Prezzo, di anni ventiquattro
Vissuto a Mesagne dall’età di otto
Qualcuno mi voglia spiegare se la fame oggi è un delitto
E se è per questo, m’ha detto, che oggi sono reietto
E non ho ben chiaro a quale Stato oggi risponda
Forse ai Borbone, forse ai Savoia
E non son qui per chiedere venia
Chiedo solo notizie di mia sorella Maria Eugenia
Ditele che son qui e non serbi mai rancore
Ditele che son morto per l’italico onore

Il prezzo pagato per quello che ho detto
È stato troppo per quello che ho fatto
Analfabeta di mano contadina
M’hanno additato “brigante” dalla sera alla mattina
Con altri sette erravamo per borghi
Ad arruolare disperati come noi
Renitenti e anche gente comune
Alla macchia solo per necessità

Dove sono le terre promesse
Qui le facce rimangon le stesse
Le gabelle si chiamano tasse
E di opinioni diverse
Son piene le fosse

La storia inventata per mollare tutto
Credevo avrebbe sortito il suo effetto
La piaga marcia riaccesa dall’aceto
Speravo avrebbe celato il mio intimo segreto
Signor sindaco son pure sposato
Dalla “curdara” volevo tornar
Per ricucire frammenti di vita
Spezzata in due da questa Unità

Unità che in realtà a tutto cambia nome
E il nobile ad un tratto diventa padrone
I regni, si svegli, a guardare sino in fondo
Altro non sono che il latifondo
La Chiesa, fatta di gente perbene
Va d’accordo con chiunque è al potere
E gli ultimi, gli umili, chi ha poco da sempre
Da sempre aspetta che tocchi alla gente

Nulla di più di quanto era stato promesso
Prima che il Meridione fosse annesso
Prima che scoppiasse la guerra chiamata civile
Prima che io morissi in un bagno penale
Non chiamatela delinquenza comune
Un popolo si ribella non per suo costume
Sempre vittima dell’umana vanagloria
Tu invece copertina di un libro di storia

Dove sono le terre promesse
Qui le facce rimangon le stesse
Le gabelle si chiamano tasse
E di opinioni diverse son piene le fosse
Il brigante ha una sola certezza
Della vita o di ciò che ne resta
Che in realtà tutto deve cambiare
Tutto deve cambiare

Dove sono le terre promesse
Qui le facce rimangon le stesse
Le gabelle si chiamano tasse
E di opinioni diverse son piene le fosse
Il brigante ha una sola certezza
Della vita o di ciò che ne resta
Che in realtà tutto deve cambiare
Per restare uguale

Credits

  • Enrico Cervellera: Testo e Musica, Voce, Chitarra, Synth, Programming, Mixing
  • Angelo Schettino: Conga
  • Tommy Bianchi: Mastering

Videoclip ufficiale

Un video di Domenico “Mimmo” Di Caterino e Barbara Ardau.

Video Backstage

Il video backstage realizzato da Carmine Pellegrino

Extra – Making of

Questa sotto è una playlist legata al pezzo, con diverse esibizioni live e alcune sorprese. Guarda e condividi tutti i video.

Artwork

La copertina pensata per Non credere ha come sfondo una nota illusione ottica. Le linee orizzontali sembrano avvicinarsi, ma sono in realtà perfettamente parallele.

Copertina Non Credere
Artwork di Non credere