{"id":76,"date":"2020-01-02T11:21:13","date_gmt":"2020-01-02T10:21:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laresistenza.it\/?page_id=76"},"modified":"2021-07-07T00:48:50","modified_gmt":"2021-07-06T22:48:50","slug":"mission","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.laresistenza.it\/?page_id=76","title":{"rendered":"Mission"},"content":{"rendered":"\n<p>Obiettivo: Resistere. Questo progetto musicale porta nel proprio nome l&#8217;obiettivo che s&#8217;\u00e8 ripromesso, cio\u00e8 tener duro, resistere, appunto, alle difficolt\u00e0 che si incontrano nel cammino. C&#8217;\u00e8 chi resiste con la parola, chi tacendo, chi disegnando. Ognuno resiste a modo proprio. Anche tu che leggi avrai un modo unico,&nbsp; originale e potentissimo, di resistere. Noi lo facciamo in musica. Il nostro motto? Io Resisto Se Tu Resisti, abbreviato spesso in I.R.S.T.R. (o IRSTR e, ancora, #IRSTR). Resisti con noi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Vi presento La Resistenza<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=369x1024:format=jpg\/path\/s2074eb2a187ee9bf\/image\/i7838947c15c5709c\/version\/1562348869\/image.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"504\"\/><figcaption>Enrico Cervellera, fondatore de La Resistenza<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"> La Resistenza \u00e8 il progetto musicale creato da me, Enrico Cervellera, nell&#8217;ottobre 2004. Tutto inizia qualche mese prima, quando comincio a scrivere i primi pezzi e a farli sentire in giro. Il nome &#8220;La Resistenza&#8221; ancora non esiste. E&#8217; un genere nuovo, che&nbsp;unisce acustico ed elettronica. Nessuno sa definirne contorni stilistici e riferimenti musicali, forse neanch&#8217;io, cos\u00ec decido semplicemente di chiamare, questa commistione&nbsp;tra folk ed elettronica, &#8220;Elettrofolk&#8221;. Giro per le radio e contatto addetti ai lavori per far sentire le mie canzoni, ma oltre ai complimenti, nulla di concreto riesco a realizzare, tipo incidere una demo professionale. Anzi qualcosa realizzo, nel senso che capisco&nbsp;sia&nbsp;meglio rimboccarsi le maniche da soli. Il cd che porto in giro contiene dei pezzi in italiano e altri, che sembrano&nbsp;legati da un filo unico: nati quasi per caso, si tratta dei provini de &#8220;La ballata ti lu clandestinu&#8221;, &#8220;Lu taccu&#8221; e &#8220;Li strati ti lu cori&#8221;. Sono, e ancora non ne sono consapevole, i primi pezzi nella produzione de &#8220;La Resistenza&#8221;. Decido di chiamarlo cos\u00ec, &#8220;La Resistenza&#8221;, questo progetto, perch\u00e9&nbsp;la&nbsp;scelta di fare musica fosse rappresentata gi\u00e0 nel nome e questo&nbsp; comunicasse impegno, sudore e fatica necessari per&nbsp;portare avanti quello&nbsp;cui si crede. &#8220;Faccio un band&#8221;, dico alla mia ragazza, &#8220;e la chiamo La Resistenza&#8221;.&nbsp; Come ebbi a dire nel 2005, &#8220;Il nome del gruppo \u00e8 la sintesi di ci\u00f2 in cui tutti i componenti del gruppo credono, la teoria del &#8220;non cedere mai&#8221; e, quindi del &#8220;resistere&#8221; ad ogni costo&#8221;. (&#8220;Senza Colonne&#8221; del 19.05.2005). Faccio quindi sentire i pezzi ad un amico di universit\u00e0, col quale avevamo inciso qualcosa e suonato insieme, Emanuele Raganato, sassofonista. Lui \u00e8 in Polonia per l&#8217;Erasmus, ma gi\u00e0 da l\u00ec risponde &#8220;s\u00ec, il progetto mi interessa&#8221;. Cos\u00ec al ritorno in Italia iniziamo a provare, prima soli, poi con un percussionista di un paese vicino, Pierre Daniele Nginamau. Questi, poco prima del debutto, dice di non poter partecipare all&#8217;esibizione e mi indica in Angelo Milone la persona giusta per sostituirlo. Era il 25 aprile 2005. A quel concerto, nell&#8217;aula magna dell&#8217;Universit\u00e0 di Lecce, suona con noi&nbsp;un batterista molto in gamba, Pancrazio Carrino, avvicendatosi poi con Francesco Mangialardo. Dopo una serie di concerti, si passa ad una formazione live a tre, con me intento a gestire le sequenze e a cantare, Angelo Milone alle percussioni ed Emanuele Raganato al sax e ai cori. La Provincia di Brindisi&nbsp;paga le spese per&nbsp;un piccolo tour di quattro date in altrettante localit\u00e0 del brindisino. La nostra musica fa rumore, divide il pubblico: da un lato chi&nbsp;vuol&nbsp;leggere nel nostro nome altro che non un&#8217;espressione di resilienza, dall&#8217;altro chi apprezza semplicemente le nostre canzoni e&nbsp;l&#8217;originalit\u00e0 degli arrangiamenti. Milone consiglia di farci affiancare da Rino Marino, grande fonico e mia conoscenza gi\u00e0 da qualche anno.&nbsp;Questi si dimostra una risorsa incredibile: \u00e8 grazie a lui se i take di quello che doveva essere la nostra demo divengono il nostro primo disco. Ne sapeva pi\u00f9 di tutti, in fatto di acustica e registrazioni,&nbsp; un talento innato, tanto che lo introduciamo ufficialmente nel progetto col ruolo di sound-finder, un neologismo che penso tutt&#8217;ora renda l&#8217;idea di quanto fosse importante il suo ruolo nel selezionare i suoni giusti per le diverse composizioni. Poi le strade capita si separino e cos\u00ec, dopo l&#8217;uscita del nostro primo cd, &#8220;La ballata ti lu clandestinu&#8221;, prima Marino e poi Raganato lasciano il progetto. Parte dei soldi per inciderlo li avevamo vinti in un concorso in quel di Lecce, dove a sorpresa arriviamo&nbsp;primi tra 25 band. Siamo cos\u00ec io e Angelo a portare in giro le nostre canzoni. E arriva la collaborazione con Teresa De Sio. La &#8220;brigantessa&#8221;, come le piace essere chiamata,&nbsp;indice&nbsp;un contest, &#8220;Riddim a Sud&#8221; che prevede la composizione di una canzone originale partendo dalla musica di una canzone gi\u00e0 edita della De Sio, su una rosa di quattro ascoltabili e scaricabili dal sito. Scelgo quello che mi carica di pi\u00f9, che mi ispira, e nasce &#8220;La storia del perdente&#8221;. Non conoscevo il pezzo della De Sio da cui derivava la base adoperata e penso bene di non sentirlo prima di aver ultimato il brano, per non lasciarmi influenzare in alcuna maniera. E&#8217; la scelta giusta. La melodia da me inventata \u00e8 molto distante dal brano originale ed \u00e8 forse questo a colpire la giuria.&nbsp;Cos\u00ec siamo a Imola davanti a un botto di gente suonando con Teresa. Una bella esperienza, capitata al momento giusto. Ma il destino \u00e8 ancora dietro l&#8217;angolo. Angelo Milone chiude con la musica e volta pagina. Il video de &#8220;La storia del perdente&#8221;, girato dai registi Saurino e Salvezza, sbanca al MArte Live 2009 e arriva nei finalisti del PIVI, un premio legato alle iniziative del MEI, cui avevamo partecipato in rappresentanza dell&#8217;Arci Nazionale nel 2006, selezionati con altri tre fra duecento progetti presentatisi. Resto solo. Son giorni bui. Ma non mi perdo d&#8217;animo. In fondo si chiama &#8220;La Resistenza&#8221; e il mio motto \u00e8 sempre stato &#8220;io Resisto Se Tu Resisti&#8221;, dunque finch\u00e9 almeno uno resiste, La Resistenza sar\u00e0 sempre l\u00ec. Prima di abbandonare il progetto, Angelo mi lascia in dote le sue riprese per il pezzo &#8220;Non dimenticarlo&#8221;, che esce nella compilation 2009 del SUM dell&#8217;amico Andrea Verardi. Continuo a scrivere. In occasione dei festeggiamenti per il 150\u00b0 dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia un caro amico, il professor Enzo Poci, mi chiede di mettere in musica la storia di un brigante originario di Mesagne. Nasce cos\u00ec &#8220;La versione del brigante&#8221;, vera sintesi, secondo me, del concetto di &#8220;Elettrofolk&#8221;: le chitarre, ben cinque, sono in realt\u00e0 tutte elettroniche, come anche il basso acustico e la batteria dal taglio jazz. Su tutto le percussioni, stavolta affidate all&#8217;amico Angelo Schettino, e loro s\u00ec, acustiche, a dare tutto un tono al brano. Il pezzo ha un discreto riscontro in&nbsp;radio e sul web. Decido di aprire nuovamente all&#8217;acustico e invito ad entrare nel progetto Damiano Rielli, un ragazzo che conoscevo e del quale stimavo le qualit\u00e0 musicali, e col quale ci si era ripromessi, un giorno di suonare insieme. Gi\u00e0 da qualche mese, intanto, sto provando i miei pezzi con un mio amico dai tempi delle elementari, Giuseppe Iaia, bassista. Separatamente provo con l&#8217;uno e con l&#8217;altro, sino a farli incontrare, quando pronti. Il mix \u00e8 esplosivo da subito, i due si cercano costituendo di fatto una delle pi\u00f9 belle sezioni ritmiche in circolazione. E suonano con me. E per La Resistenza. Con loro tanti bellissimi live, sino al pi\u00f9 prestigioso, nel dicembre 2011 al &#8220;Sofra&#8221; di Tirana, nella sala concerti pi\u00f9 importante d&#8217;Albania. Con noi c&#8217;\u00e8 un giovanissimo chitarrista, introdotto nel progetto da Rielli, Federico Esperti, poi sostituito da Danilo Candida. Nascono due pezzi molto significativi nel nostro percorso, &#8220;Musica&#8221; e &#8220;Non credere&#8221;, quest&#8217;ultimo firmato proprio con Candida, e altrettanti video, girati da Bruno Luca Perrone e da Carmine Pellegrino. Sono anni di grande fervore compositivo, plagati per\u00f2 da alcune vicende personali che rallentano la produzione. Accade che Rielli e Candida lascino il progetto, il primo per tornare al Metal, suo primo e unico amore, l&#8217;altro per dedicarsi a degli studi sulle nanotecnologie. Siamo io e Giuseppe, ora. E tutti gli amici che&nbsp;ruotano attorno alle mie iniziative musicali. Chi ci seguir\u00e0, qui, dal vivo e nelle varie stories, conoscer\u00e0 Alessandro, Patrizio, Angelo, Francesco Stefano, tutti amici e fratelli che&nbsp;resistono con me.&nbsp;Oggi sono al lavoro per portare in prima linea i nuovi pezzi cui lavoro da un po&#8217;. Ho dei take interessanti da parte. E ragazzi interessati a provare. Segui La Resistenza qui e sui social, resisti con me. Ricorda: Io Resisto Se Tu Resisti.<br><br>Enrico Cervellera<\/p>\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Obiettivo: Resistere. Questo progetto musicale porta nel proprio nome l&#8217;obiettivo che s&#8217;\u00e8 ripromesso, cio\u00e8 tener duro, resistere, appunto, alle difficolt\u00e0 che si incontrano nel cammino. C&#8217;\u00e8 chi resiste con la parola, chi tacendo, chi disegnando. Ognuno resiste a modo proprio. Anche tu che leggi avrai un modo unico,&nbsp; originale e potentissimo, di resistere. 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